La collina di Posillipo, con la zona di mare antistante, è uno dei luoghi più incantevoli del Golfo di Napoli. Il nome deriva dall’imponente villa che vi sorgeva in età romana: Pausilypon (luogo che fa cessare gli affanni).Oggi finalmente l’area è oggetto di adeguata attenzione sia dal punto di vista della conoscenza scientifica che della tutela e della valorizzazione. La villa appartenuta al crudele cavaliere romano Publio Vedio Pollione e poi all’imperatore Augusto è diventato un Parco Archeologico aperto al pubblico. Le strutture della villa che sorgevano verso il mare, sommerse dal bradisismo e dalle variazioni del livello dell’acqua, sono state inserite nell’ambito dell’Area Marina Protetta del Parco Sommerso di Gaiola.Un patrimonio di eccezionale rilevanza dal punto di vista non solo storico, ma anche culturale e turistico: agli aspetti archeologici si uniscono quelli ambientali, con i molteplici fattori geologici e naturalistici.
L'ambiente naturale
Il parco sommerso di Gaiola costituisce il fulcro del litorale
di Posillipo, tra le elevate falesie della baia di Trentaremi ed i pendii dolcemente
degradanti di Marechiaro.Qui il paesaggio subacqueo è costituito da una
straordinaria commistione di resti archeologici e popolamenti biologici ricchissimi
di variopinte forme animali e vegetali, che tra l’intricato tessuto murario
di epoca romana trovano ospitalità e riparo.L’ambiente che s’incontra
muta dalla costa verso il largo attraverso una varietà di paesaggi subacquei
che alternano banchi di tufo erosi dalle onde ed intagliati dalla mano dell’uomo
sin dai tempi dei Romani, al tipico ambiente roccioso delle coste mediterranee,
ricco di gorgonie bianche e gialle.
Aspetti geologici
La collina di Posillipo chiude ad oriente il golfo di Pozzuoli e separa geograficamente l’area flegrea, articolata e tormentata da innumerevoli vicissitudini vulcano-tettoniche, da quella napoletana vera e propria, a morfologia più dolce e culminante con il vulcano del Somma Vesuvio.
Punti di interesse
Posillipo romana
Posillipo è da sempre uno dei luoghi più celebrati di Napoli per
il felice connubio tra bellezze paesaggistiche e resti archeologici suggestivi;
ma il primo studio sistematico della collina e soprattutto della fascia costiera
venne avviato solo all’inizio del 1900 dall’inglese Robert T. Gunther.
La villa del Pausilypon
Naturalmente anche la collina di Posillipo - scarsamente urbanizzata fino a
quel momento - venne coinvolta in questa corsa all’edificazione della
costa; il suo stesso toponimo deriva dal greco Pausilypon “riposo dagli
affanni”: il nome della villa che venne costruita in quest’area.
Teatro e Odeion
Per facilitare l’accesso alla villa dal lato di Coroglio venne scavata
- attraverso l’altura che sovrasta Cala Trentaremi - una galleria lunga
770 metri, la cosiddetta Grotta di Seiano, illuminata da tre cunicoli secondari
che sboccava nel vallone della Gaiola dove ancora oggi si conservano i monumentali
resti del teatro e dell’odeion.
La costa
Tutto lo specchio di mare che circonda l’isola della Gaiola - e ora compreso
nel Parco Sommerso - è costellato da resti di strutture sommerse che
vennero già segnalate e rilevate dal Gunther nel 1913, ma delle quali
ancora si conosce troppo poco per poterne stabilirne la funzione e di conseguenza
proporre una ricostruzione dell’antica linea di costa.